Posts Tagged Christopher Eccleston
G.I. Joe – La Nascita dei Cobra – Stephen Sommers
Se in altri generi o settori il cinema di matrice hollywoodiana sembra non godere della massima forma, non altrettanto si può dire di questo G.I. Joe – La Nascita dei Cobra che, sotto la regia di Stephen Sommers, conferma tutte le premesse e le aspettative che possono accompagnare un titolo simile. Potendo contare su un budget multimilionario e su effetti speciali ricchissimi, il film offre allo spettatore oltre due ore di action movie in cui il tema supereroistico della lotta tra buoni e cattivi viene riproposto nella più classica chiave futuristica, quella che può contare su armamenti e strumentazioni avveniristiche. Malgrado una trama estremamente scarna, il film mette in mostra tutti gli ingredienti tipici del genere: duelli fisici, scontri con armi di ogni tipo, esplosioni e spettacolari inseguimenti in aria, sott’acqua e su strada, coinvolgendo i protagonisti della vicenda in azioni a raffica che lasciano ben poco spazio a pause e momenti morti. La scelta di affidare la direzione a Stephen Sommers è adeguatamente funzionale all’obbiettivo che la produzione sembra voler raggiungere: il regista de La Mummia, coerentemente col suo stile, punta tutto sull’azione e sulla velocità per offrire al pubblico una buona dose di intrattenimento. Infatti, la vicenda narrata si può riassumere molto brevemente nel consueto scontro tra i buoni – l’elite militare G.I. Joe – ed i cattivi – gli spietati Cobra – in un quadro in cui sono in gioco gli equilibri mondiali, minacciati da una nuova e devastante arma nanotecnologica. E se il regista si rivela adatto al ruolo, non da meno si conferma il cast: da Dannis Quaid, nel ruolo del generale Hawk, che si cala con disinvoltura nei panni del capo dell’elite G.I. Joe, a Rachel Nichols, qui nelle vesti della rossa Scarlett, soldatessa fiera e determinata; da Channing Tatum che con il suo aspetto da buon soldato statunitense interpreta il protagonista Duke (personaggio che da semplice militare diventa una figura cardine del corpo speciale) a Marlon Wayans che lo affianca nel ruolo del soldato di colore estroverso ed esuberante. Ed altrettanto si può dire degli attori che interpretano gli esponenti dei Cobra: Christopher Eccleston è un Destro crudele e vendicativo, e Sienna Miller (La Baronessa) riesce ad essere tanto una dark lady cinica, fredda e sensualmente spietata quanto la donna amata in passato da Duke.
Ma per quanto la trama possa essere posta in secondo piano rispetto alla spettacolarizzazione delle azioni e dei conflitti che animano la scena, sarebbe riduttivo liquidare il film come prodotto di puro ed esclusivo intrattenimento. Sebbene ampiamente implicito, il lavoro fatto per legare la storia ad un immaginario contemporaneo agisce costantemente sullo sfondo. Infatti, dal punto di vista narrativo, la vicenda ruota attorno ad un confronto tra due fazioni strutturate in modo piuttosto rigido. Ma più che di un limite del film, si tratta di una conseguenza del brand originale che viene ricontestualizzato in uno scenario denso di richiami alla contemporaneità. Si tratta, cioè, di un fattore che certamente parte dal soggetto originario e dalla fedeltà che si è scelto di mantenere nei confronti di questo, ma che popola lo sfondo dello schermo di rimandi alla contemporaneità (come, ad esempio, accadeva con i riferimenti alla Russia Sovietica ai tempi della Fredda, quando dietro ambientazioni più o meno fantasiose si dipingeva un mondo suddiviso in blocchi contrapposti).
Pur appartenendo al mondo supereroistico, i G.I. Joe non hanno subito un processo di rivisitazione ed ammodernamento analogo ad altri supereroi che negli ultimi anni sono approdati sul grande schermo. Non ci sono le zone d’ombra del Batman post-Miller, e tantomeno le complessità etiche dei Watchmen di Moore, e i loro nemici sono ben distanti da quel misto di desiderio di vendetta misto ad istinto di sopravvivenza che si radica nei traumi del passato di un Magneto. La dualità G.I. Joe/Cobra è priva di sfumature intermedie: il loro perenne conflitto si basa su una versione estremamente rigida della lotta del bene contro il male. In questo senso, si tratta di una rappresentazione di quell’immaginario basato su assolutismi morali che da decenni trova, in varie forme e generi, spazio di espressione in settori eterogenei dell’immaginario made in USA, e che qui viene ricontestualizzato (ed attualizzato) nella lotta contro spietati terroristi – non a caso, l’attacco più spettacolare messo in pratica dai Cobra parte dalla Torre Eiffel con l’obiettivo di allargarsi alla città di Parigi, cioé prende le mosse dal principale simbolo francese per poi propagarsi solo in un secondo tempo nel tessuto urbano (il riferimento alle Torri Gemelle si manifesta palesemente nel parallelismo tra il valore simbolico di queste e quello della torre francese). Il muro contro muro tra le due fazioni non lascia spazio a forme risolutive del conflitto al di fuori della violenza e del conflitto armato; e quella a cui si assiste è una completa identificazione tra elite militare e USA, intesi come patriottici baluardi nella vigilanza e nella difesa dello status quo mondiale.
Come in una struttura a scatole cinesi, questa contrapposizione cromatica senza sfumature si rispecchia all’interno della vicenda che, attraverso l’uso del flashback, mette a fuoco lo storia dello scontro tra il ninja silenzioso Snake Eyes (Ray Park) e la sua nemesi affiliata ai Cobra Stormshadow (Lee Byung-hun); la rivalità che vede il costume bianco di Stormshadow e quello nero di Snake Eyes affrontarsi e tentare di prevalere l’uno sull’altro fin da quando erano ragazzini, si pone come una rappresentazione simbolica di quell’assenza di zone grigie che porta alla lotta senza compromessi tra G.I. Joe e Cobra. Ed è proprio l’ampio uso del flashback come mezzo utilizzato per mettere a fuoco la genesi di alcuni personaggi ad avere la doppia funzione di fornire un minimo di profilo psicologico dei personaggi senza appesantire la narrazione del presente e, allo stesso tempo, contribuire alla definizione del film come primo capitolo di una saga. Un aspetto, quest’ultimo, che trova una concreta conferma tanto nel riferimento alla “nascita” dei nemici, quanto in alcune sottotrame che vengono aperte e lasciate intenzionalmente irrisolte.
Ma i riferimenti all’immaginario patriottico statunitense che ne costituiscono l’ingombrante retroterra culturale sembrano concretizzarsi più come mezzo che come fine: uno strumento in grado di avere una facile presa su un ampio pubblico, più che uno strumento di propaganda. G.I. Joe – La Nascita dei Cobra si dimostra essere un film evidentemente pensato e realizzato per assaltare i botteghini, e si condensa in una visione che vive principalmente della forma, della macchina visiva che riesce a mettere in moto. Dalla scena delle nanotermiti che come uno sciame vanno ad erodere la Torre Eiffel, alla corsa in con l’armatura ultratecnologica per le strade di Parigi, si ha modo di assistere in continuazione ad una fusione di effetti speciali computerizzati ed attori in carne ed ossa estremamente accurata e dettagliata. Come nella migliore e (tecnologicamente) più avanzata tradizione del cinema fantascientifico hollywoodiano, gli effetti speciali sono estremamente curati: gli interpreti entrano ed escono dagli effetti realizzati in computer graphics in sequenze fluide e prive di stacchi, ed il bullet time interviene con il doppio compito di far prendere fiato all’azione e sottolinearne la velocità. La solida macchina a base di effetti speciali ed azione senza respiro che porta lo spettatore a spasso per il mondo è il mezzo su cui sventola bene in evidenza una bandiera a stelle e strisce, un aspetto questo che se per un certo tipo d’immaginario oltreoceano (e non solo) può essere uno strumento di facile presa, per altri può costituire un limite contenutistico destinato a consegnare il film ad una senilità precoce.


Commenti recenti